Le riserve auree internazionali valgono quasi 455 miliardi di dollari

I principali aspetti che spiegano la forte crescita del prezzo dell’oro di quest’anno (33%), quotato attualmente a circa 1800 dollari per oncia, sono la speculazione, la grande liquidità nei mercati, la crisi dei debiti in Europa e Stati Uniti, l’incertezza del dollaro come moneta rifugio, il rischio di una recessione, il boom dei fondi negoziati in metalli preziosi e l’inflazione.

Mappa delle riserve auree internazionali
Diverse proiezioni stimano che il suo valore potrebbe continuare a crescere e arrivare a 2000 dollari ad oncia entro la fine del 2011. Oltre ad essere considerato da secoli come bene rifugio per eccellenza, non perde il suo valore se conservato né si degrada e, anche frazionandolo o trasformandolo in pezzi da gioielleria, l’oro è diventato comunque uno strumento finanziario nel quale investire.

Uno degli effetti più importanti che mantiene alto il prezzo dell’oro è l’impatto della crisi sulle riserve auree internazionali. Secondo una analisi realizzata da una rivista cilena di economia, le riserve d’oro internazionali (che vengono misurate in dollari americani), hanno raggiunto un valore di 454 miliardi di dollari fra gennaio e agosto di quest’anno. Questa crescita è dovuta solo all’effetto prezzo, in quanto l’incremento di volume è stato solamente di 154 tonnellate metriche, vale a dire lo 0.5 %.

Secondo un rapporto del World Gold Council dell’agosto 2011, chi possiede più riserve d’oro sono gli Stati Uniti che, con 8.133,5 tonnellate metriche, rappresentano il 74% delle riserve internazionali dell’intera nazione. Il valore delle riserve americane è cresciuto del 34% nell’ultimo anno.

Gli segue la Germania, con 3401 tonnellate. Italia e Francia con più di 2400 tonnellate ciascuna e poi la Cina, che possiede poco più di mille tonnellate.

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