La discussione riguardo questo grandissimo fenomeno finanziario, vale a dire la forte crescita del valore dell’oro e la sua conseguente affermazione come bene rifugio, è stata una delle più diffuse fra i giornali riguardanti finanza e non.
In un contesto in cui le principali variabili economiche affrontano una grande pressione, il metallo è stato il bene rifugio preferito fra gli investitori conservatori, ma anche di speculatori a breve termine.
Tutto ciò ha avuto come risultato che la valutazione oro avanzasse in modo considerevole durante il primo semestre dell’anno, passando da 1400 dollari all’oncia (31,103 grammi) a 1550 dollari a fine luglio. Vale a dire una crescita di circa 11% in pochissimi mesi.
Poi, a partire da luglio, il suo ritmo di crescita è passato ad essere esponenziale, e in poche settimane è arrivato a marcare i 1900 dollari all’oncia: si parla di una crescita del 36%.
Gli esperti insistono nell’affermare che tutto ciò sia stato il prodotto dell’instabilità dei mercati sia europei che americani.
Bisogna segnalare anche che, allo stesso tempo, le principali fonti di investimento (vale a dire Wall Street, Asia, Europa e America Latina) crollavano inesorabilmente, per la stessa ragione.
Questa “corsa all’oro” e quindi la magnitudine del rialzo della valutazione del metallo prezioso, hanno fatto si che gli investitori si entusiasmassero, e quindi decidessero di prendere una parte molto attiva a questo mercato, accettando tutti i rischi che ne sarebbero derivati.
Infatti, a partire da questo settembre, si è prodotto ciò molti esperti avevano pronosticato: la necessaria correzione del prezzo dell’oro.
In pochi giorni abbiamo assistito ad una discesa di circa il 15% (1610 dollari all’oncia). Il ragionamento dietro questa rettifica del prezzo è che, con la discesa, si stava togliendo al metallo giallo un fattore di pressione molto importante, e ciò avrebbe riportato il mercato ad una tendenza crescente, ma ad un ritmo molto più calmo e “naturale”.
