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Possibile ritorno al sistema aureo negli Stati Uniti: cosa succederebbe?

4 settembre 2012 in Oro

Influenzati o no dal congressista americano Ron Paul, rinomato critico della Riserva Federale e del sistema di rilascio puramente fiduciario, la convention nazionale del Partito Repubblicano della scorsa settimana ha convocato una commissione per lo studio del ritorno al sistema aureo negli Stati Uniti.

Come mai proprio ora? In un momento così instabile a livello finanziario come quello che si sta vivendo dal 2007, i risparmiatori privati, gli investitori istituzionali e le banche centrali sembrano aver trovato di nuovo un buon bene rifugio per i loro risparmi e riserve: l’oro. E’ per questo che il suo prezzo è salito alle stelle negli anni 2000, così come lo fece durante la crisi del petrolio degli anni ’70.

In questi momenti di incertezza, diventa sempre più forte la necessità di aumentare la capacità di mantenere il potere d’acquisto a lungo termine. L’oro sarebbe una buona opzione, ma proporlo come ancora del sistema monetario è un’altra cosa.

Adottandolo, si ritornerebbe al sistema che già veniva usato prima della Seconda Guerra Mondiale, che limitava la crescita dell’offerta monetaria vista la necessità di mantenere la convertibilità delle banconote emessi in oro ad una parità fissata in anticipo. I suoi vantaggi sono ovvi: crescita monetaria limitata e vera stabilità del potere d’acquisto a medio e lungo termine.

Chi fissa il prezzo dell’oro?

Come succede in qualsiasi altro mercato e con qualsiasi altra mercanzia, il dato fondamentale è il prezzo che regola la relazione fra il dollaro e l’oro. Questo prezzo può essere fissato dal Governo, come quando viene determinato la tipologia di cambio della sua valuta nei confronti di un’altra.

Di fatto, è stato questo il sistema aureo classico che ha funzionato fra il 1870 e il 1914, e che era lo Stato (attraverso il monopolio di una banca centrale) che fissava la parità della moneta nazionale rispetto all’oro e si comprometteva a convertire tutti le banconote emesse a questo prezzo (cioè a questa parità).

Un errore nel fissare questi prezzi dell’oro potrebbe essere fatale per l’economia:

  1. Un prezzo molto alto in termini di dollari per oncia implicherebbe una notevole svalutazione del dollaro e quindi la possibilità di cadere in una crescita eccessiva (e inflazionistica) del denaro negli Stati Uniti.
  2. Un prezzo troppo basso provocherebbe il contrario: una crescita monetaria minima e deflazionistica, oltre ad una moneta molto svalutata che colpirebbe molto le esportazioni statunitensi.

Una volta risolto questo dilemma iniziale, la crescita annuale dell’offerta mondiale d’oro (fra il 2 e il 3% in media) potrebbe servire a finanziare un’economia con una crescita simile a medio e lungo termine.

Seguendo le indicazioni che dava Hayek per determinare se fosse conveniente il sistema aureo in un paese, neanche negli Stati Uniti sarebbe possibile. Anche se si tratta della nazione con più riserve ufficiali d’oro (circa il 27%), questo stock sarebbe davvero minimo in comparazione con il volume della liquidità esistente negli Stati Uniti.

Oltre a ciò, non ha senso parlare di sistema aureo in un solo paese, ma in una comunità di paesi che possano condividere questo sistema monetario. Adottandolo solo negli Stati Uniti, la maggior parte dei possessori di dollari in tutto il mondo, smetteranno di aver fiducia nel mantenimento dei compromessi della Riserva Federale, e li cambierebbero subito in oro, il che consumerebbe velocemente le sue riserve.

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